IONOFORESI

La ionoforesi (anche dielettrolisi medicamentosa) è una delle diverse tecniche che rientrano nel campo delle elettroterapie.

Com’è noto esistono due grandi tipologie di trattamenti elettroterapici, quelli in corrente continua (di cui fanno parte la ionoforesi e la galvanoterapia) e quelli in corrente alternata a bassa, media e alta frequenza (elettrolipolisi, TENS, correnti di Traebert, corrente faradica, correnti di Kotz ecc.).

Di fatto, la ionoforesi consiste nella somministrazione di un farmaco per via transcutanea sfruttando una corrente continua che viene prodotta da un’apposita strumentazione.

La storia – L’origine della ionoforesi può essere fatta risalire ai primi anni del XX secolo; nei primi anni del 1900, infatti, un biologo francese, Stéphane Leduc, riuscì a dimostrare che, grazie all’azione della corrente continua, determinate sostanze erano in grado di oltrepassare la barriera cutanea. Leduc compì un esperimento utilizzando come cavie due conigli; a uno di essi fu applicato l’elettrodo negativo, preventivamente imbevuto di cianuro di potassio, mentre al secondo fu applicato l’elettrodo positivo che era stato imbevuto di solfato di stricnina. Dopo aver azionato la corrente continua, entrambe le cavie morirono; la cosa curiosa fu che la cavia con l’elettrodo imbevuto di cianuro di potassio morì avvelenata dal solfato di stricnina, mentre l’altra morì avvelenata dal cianuro. Dal momento che invertendo la polarità non accadeva alcunché, lo scienziato dedusse:


a) che la polarità della corrente doveva corrispondere a quella della sostanza se si voleva che questa penetrasse la barriera cutanea;
b) che con la corrente continua si aveva una migrazione degli ioni negativi verso il polo positivo e viceversa;
c) che detti ioni penetravano nell’organismo passando attraverso i dotti sebacei, quelli sudoripari e i canali piliferi.
Le sperimentazioni di Leduc sono state confermate in seguito da altri esperimenti compiuti con strumentazioni più moderne (sostanze colorate rinvenute in seguito nel derma o radioisotopi evidenziati a livello tissutale attraverso esami fotoscintigrafici).

Ionoforesi: impieghi, vantaggi e critiche.

La ionoforesi viene impiegata in diversi campi della medicina; oltre a essere utilizzata come trattamento della sintomatologia dolorosa diartrosi, artrite, sciatica, strappi muscolari ecc.) viene spesso consigliata per trattare l’iperidrosidi mani, piedi, ascelle e volto e per il trattamento degli inestetismi provocati dallacellulite.

Altri utilizzi della ionoforesi si riscontrano in odontoiatria (profilassi anticarie, desensibilizzazione in caso di ipersensibilità dentinale, anestesie superficiali, trattamenti endocanalari ecc.) e anche nel campo delle problematiche dei capelli.

Come spesso accade in medicina, determinate tipologie di terapia riscuotono grandi consensi da una parte e generano diverse perplessità dall’altra.

I sostenitori della ionoforesi ritengono che questa tipologia di elettroterapia offra diversi vantaggi; innanzitutto la ionoforesi permetterebbe di introdurre nell’organismo del paziente il medicinale puro, senza bisogno di abbinarlo ad altre sostanze che abbiano il compito di veicolarlo o, eventualmente, tamponarlo; consentirebbe di ottenere gli stessi vantaggi, se non superiori, a quelli ottenibili con formaci somministrati oralmente o per altre vie, senza arrecare danno alcuno ad altri organi o tessuti; a parte qualche leggerissimo fastidio iniziale, la somministrazione dei farmaci attraverso la ionoforesi è praticamente indolore; la ionoforesi consentirebbe agli ioni che vengono veicolati nell’organismo di legarsi a certe proteine plasmatiche consentendo al farmaco una maggiore sua permanenza in circolo; la gran parte del farmaco, che si lega alle proteine, si accumulerebbe negli interstizi facendo sì che esso si rilasci in modo più lento e prolungato nel tempo; iperpolarizzando le terminazioni nervose, la ionoforesi eleverebbe la soglia di eccitabilità con un conseguente notevole effetto antidolorifico e inoltre, seppure la corrente generata dalla strumentazione sia di intensità minimale, la ionoforesi determinerebbe un lieve aumento del flusso ematico.

Di fatto, con la ionoforesi si verrebbe a creare un deposito attivo farmacologicamente che svolgerebbe prima un’azione di tipo locale e poi, dopo la sua mobilizzazione attraverso i circoli ematico e linfatico, un’azione di tipo generale.

Ovviamente le critiche non mancano. Quella che più spesso viene mossa alla ionoforesi è relativa al fatto che non tutti gli ioni medicamentosi sono in grado di superare la barriera costituita dalla cute; esistono infatti diverse ricerche che hanno mostrato come il peso oppure la grandezza molecolare di certi preparati fungano da serio ostacolo alla loro penetrazione nei tessuti. È per questo motivo che è necessario utilizzare preparati medicamentosi che abbiano, citando Campacci (1984), “grandezze e pesi molecolari ridotti, così da ipotizzare, con maggior probabilità, un loro passaggio attraverso i pori di membrana“. Un’altra critica alla ionoforesi, mossa da alcuni autori, è che il farmaco che viene somministrato, a causa della ionizzazione, potrebbe perdere alcune sue qualità fisico-chimiche e, conseguentemente, verrebbe meno anche la sua efficacia.

Ionoforesi: la tecnica

La ionoforesi si avvale di un apposito generatore di corrente continua a bassa intensità (solitamente si impiegano correnti che oscillano tra 5 e 10 milliampere); il generatore, dotato di appositi sistemi di controllo, crea un campo elettrico che viene trasmesso tramite due elettrodi, uno positivo e l’altro negativo; gli elettrodi vengono posizionati sulla cute del soggetto in prossimità della zona che necessita del trattamento farmacologico.

Il farmaco che deve essere veicolato con l’ionoforesi viene posto sull’elettrodo che corrisponde alla sua polarità e che è quello che verrà posizionato nella zona che necessita di trattamento, mentre l’altro verrà posizionato nelle vicinanze.

Alcuni fra i farmaci più utilizzati in ionoforesi sono l’acetilsalicilato di lisina (polarità negativa), il diclofenac sodico (polarità negativa), il flumetasone (polarità negativa), l’idrocortisone (polarità positiva), il ketoprofene (polarità negativa), la novocaina (polarità positiva), le vitamine B1 e B2 (polarità positiva), la benzidamina (polarità positiva) e la carbaina (polarità positiva).

Prima di iniziare il procedimento di ionoforesi è necessario che la zona nella quale verranno applicati gli elettrodi sia ripulita e sgrassata molto accuratamente; la pulizia e lo sgrassamento della zona da trattare sono fondamentali, infatti lo strato corneo dell’epidermide costituisce, con il suo contenuto fatto di cellule morte, lipidi, secreti sebacei ecc., un notevole ostacolo alla penetrazione ottimale della sostanza medicamentosa.

Il farmaco inoltre penetra meglio se questo è scarsamente solubile nel veicolo, ma notevolmente solubile nei grassi.

La ionoforesi è, come detto, una tecnica terapeutica sostanzialmente indolore, ma, inizialmente, si potrà avvertire una leggera sensazione di calore, mentre in seguito si avvertirà generalmente un po’ di pizzicore. Nel caso che il soggetto avverta bruciore è necessario che il trattamento venga sospeso.

Prima della rimozione degli elettrodi, l’indicatore di intensità deve essere portato sullo zero.

La ionoforesi è controindicata in caso di presenza di pace-maker, protesi metalliche, lesioni cutanee (abrasioni, dermatiti, ferite), ipoestesia ed epilessia.

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